Descrizione
Paolo Mottura si è cimentato per la prima volta con una tecnica completamente nuova e innovativa che racconta così:
“Erano i primi anni ’80 quando mio padre Pietro ideò e mise a punto una particolare tecnica pittorica su calchi di muri o di cortecce d’albero: la chiamò arte contestuale e il suo obiettivo era quello di evocare su tela le suggestioni provate nei luoghi d’origine delle superfici riprodotte. Si trattava principalmente di macchie di colore o vaghe forme geometriche che comparivano su un lato del quadro, mentre la parte materica, originariamente color gesso, assumeva la colorazione delle superfici riprodotte. Per anni ho pensato a una mia personale declinazione di quelle opere, qualcosa che potesse accomunare le superfici materiche ai fumetti e i graffiti mi sono sembrati un buon punto d’incontro. Mi interessava anche l’interazione tra i segni intenzionali (quelli del writer) e quelli casuali, provocati dall’erosione o da graffi e colate. Le superfici deteriorate contengono spesso elementi di stratificazione, che può procedere per sottrazione quando, ad esempio, l’intonaco si stacca svelando gli elementi sottostanti, o per addizione, quando viene inserita una placca metallica o un qualsiasi altro elemento sulla parete. Questo tipo di superfici è spesso associato al degrado, ma, osservando in profondità, può raccontarci una moltitudine di storie: i graffiti che si impongono con prepotenza su questi muri perdono poco alla volta il loro vigore iniziale e finiscono per confondersi con i segni del tempo, in un gioco continuo di tracce lasciate di volta in volta dall’abrasione, da colate, dalla comparsa di muffe e ruggine o ancora da nuovi graffiti.”




