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Magnus – il Viandante del bianco e del nero

Magnus – il Viandante del bianco e del nero

on 28 Feb 2015

Sono diciannove anni che Roberto Raviola – per tutti gli appassionati di fumetto Magnus – ci ha lasciato, ma è ancora ben nitida nella mente di tutti i suoi fan la perfetta cifra stilistica che ha accompagnato i suoi lavori e che, con il passare dei decenni, non ha fatto altro che perfezionarsi sempre più raggiungendo un livello di attenzione al minimo dettaglio rarissimamente presente nell’opera di altri artisti del mondo del fumetto – e non solo …

 

Noi della CArt Gallery, amanti delle tavole del Maestro, abbiamo ritenuto necessario realizzare questa Mostra/Vendita, che resterà aperta dal 14 marzo al 14 aprile, che presenta 66 Opere  Originali che ripercorrono la gran parte delle Serie sulle quali Magnus ha lavorato, dai neri Anni ’60 con Kriminal e Satanik alla comicità dei primi Anni ‘7o con Alan Ford e la Compagnia della Forca, dal fumetto realistico de Lo Sconosciuto all’erotico di Necron e delle 110 pillole, sino al popolare Tex ed all’inedito Conte Notte. Un insieme di Opere, alcune delle quali rarissime e mai proposte prima al mercato dei collezionisti, che susciteranno certamente un forte interesse anche in coloro i quali del Raviola non conoscono tutta la carriera.

 

Per l’occasione verrà stampato un Catalogo della Mostra numerato in tiratura limitata a soli 75 esemplari che potrà essere acquistato in Galleria o sul nostro sito web.

 

Il Vernissage della Mostra si terrà

SABATO 14 marzo 2015 a partire dalle ore 18.00

presso la CArt Gallery, in Via del Gesù 61 a Roma.

L’ingresso è gratuito.

 

Per qualunque informazione potete contattarci all’indirizzo info@cart.gallery.com.

le opere in Mostra

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Biografia

Nato a Bologna nel 1939, Roberto Raviola, si diploma all’Accademia di Belle Arti nel 1961 in scenografia, continuando per altri due anni con il corso di decorazione. Durante gli anni universitari, oltre ad un’intensa attività di vignettista goliardico e militanza politica di sinistra, si appassiona ai fumetti e incomincia a disegnare alcune brevi storie. Prima di approdare seriamente al mondo del fumetto fa l’insegnante di disegno ed il grafico pubblicitario. In un primo periodo firma le sue opere come “Bob la Volpe”, poi prende definitivamente il nome di “Magnus”, pseudonimo derivante dal motto goliardico “magnus pictor fecit”, ricordo dei tempi dell’Accademia.

Nel 1964 viene ingaggiato da Luciano Secchi (in arte Max Bunker), uno sceneggiatore in erba che ha deciso di seguire il filone del noir aperto nel 1962 da Diabolik. Per conto della casa editrice milanese Editoriale Corno la coppia Magnus & Bunker partorisce Kriminal e Satanik, a cui faranno seguito GesebelDennis Cobb – Agente SS018 e Maxmagnus.

Nel 1967, Magnus e Bunker creano un nuovo personaggio: Alan Ford, che vedrà la stampa nel maggio del 1969. Le tecniche di disegno di Magnus e l’uso del bianco e nero per ricreare certe atmosfere gettano le basi per un nuovo genere di fumetti che mescola il nero al grottesco. Magnus disegnerà ininterrottamente la saga di Alan Ford fino al numero 75 (settembre 1975), che segna il suo abbandono della Editoriale Corno e la rottura del sodalizio artistico con Max Bunker. Tornerà eccezionalmente a disegnare un numero di Alan Ford in occasione della pubblicazione del n° 200 della serie, nel 1986.

Raviola inizia a lavorare per la Edifumetto di Renzo Barbieri. Dedica questi anni alla ricerca di un nuovo stile, ricerca che risulterà in una rivoluzione dei fumetti di genere erotico. Negli anni settanta pubblica: Mezzanotte di morteDieci cavalieri e un magoQuella sera al collegio femminile e Il teschio vivente. Nel 1975 inizia a lavorare alla serie avventurosa Lo sconosciuto che è a tutt’oggi considerata uno dei suoi migliori lavori. Nel 1977 viene pubblicata La compagnia della forca, una saga fantasy a sfondo medioevale, disegnata insieme a Giovanni Romanini.

Durante gli anni ottanta Magnus riprende il filone erotico con Necron, una delle sue creazioni più famose. Partendo dai testi di Ilaria Volpe Magnus disegna dei personaggi grotteschi e paradossali avvalendosi di uno stile che richiama la francese “ligne claire” (un tratto pulito e definito, che abbandona i chiaroscuri del passato). Il risultato è un fumetto porno-splatter a tratti comico, assolutamente fuori dal genere erotico che riempiva le edicole dell’epoca.

Gli anni ottanta segnano anche la svolta filo-orientale di Magnus. A cominciare da Milady, una serie di fantascienza che ruota intorno alle vicende dell’omonima protagonista e che mescola cultura cinese con ambientazioni alla Flash Gordon, erotismo e tecnologia. Delle tematiche simili erano già emerse a metà anni settanta con I Briganti, una saga avventurosa ambientata in un medioevo fantascientifico e ispirata a un romanzo cinese del XIV secolo. È invece un altro romanzo cinese, Chin P’ing Mei (“Fiori di Prugno in un Vaso d’Oro”), a guidare Magnus nella realizzazione de Le 110 pillole, edito nel 1985. Si tratta di un’opera fortemente erotica che racconta la spirale di sesso e poi di morte in cui si trova imprigionato il ricco farmacista Hsi-Men Ching. Lo stile di Magnus si manifesta sempre più raffinato e maniacale.

Tra il 1987 e il 1991 Magnus pubblica Le Femmine Incantate, sette brevi storie sul tema della femminilità, ispirate anche questa volta da un volume di novelle cinesi. L’impianto grafico è elaboratissimo e richiede lunghi tempi di lavorazione.

Nel 1989, Roberto Raviola inizia quello che viene considerato il suo testamento artistico e il suo lavoro più impegnativo nel mondo dei fumetti: la realizzazione di un albo speciale di Tex Willer (uno dei cosiddetti Texoni) per l’editore Sergio Bonelli. Si ritirerà a Castel del Rio, nell’alta valle del Santerno, e vi lavorerà per sette anni. Il risultato, l’albo intitolato La valle del terrore, sono 224 tavole al limite della perfezione, dai dettagli ricostruiti basandosi su cataloghi dell’epoca allo stile grafico appositamente adattato alle necessità dell’ambientazione western. L’autore, malato da tempo di tumore al fegato, morirà pochi giorni dopo aver consegnato l’ultima tavola del suo immane lavoro.

In contemporanea con l’estenuante lavoro sul Texone, Magnus stava portando avanti un progetto dal titolo Il Conte Notte, che avrebbe dovuto impiegare elaborate (per l’epoca) tecniche di colorazione al computer, ma che non riuscì a portare a termine causa l’improvvisa scomparsa. Dell’opera restano solo poche pagine incomplete.

Magnus è uno degli autori più sfaccettati nel panorama del fumetto italiano ed europeo. Le sue opere hanno toccato i più disparati generi, dal fantasy all’erotico, e il suo stile si è lentamente evoluto da una produzione seriale necessariamente scarna ed essenziale (KriminalSatanik) al fumetto d’autore curato in ogni minimo particolare (Le Femmine IncantateTex). I primi successi arrivano con i neri firmati Magnus & Bunker, che ricalcano in parte lo stile di Diabolik ma lo arricchiscono di elementi nuovi: una maggiore crudezza e realismo insieme alle prime ventate di liberazione sessuale. Ancora più dirompente è il successo di Alan Ford, per la novità dell’opera e la sua forte carica umoristica. Dopo qualche anno in sordina la serie sfonda nelle vendite[7] e diventa quello che oggi si definirebbe un “cult”.

Volendosi affrancare dalle produzioni in serie, Magnus tenta il volo come autore e ottiene un buon successo di critica con Lo sconosciuto. Le aree più conservatrici della critica faticano ad accettare la qualità di opere come Necron o Le 110 Pillole, considerandole pornografiche. Solo quando il fumetto erotico, grazie a personalità del calibro di Milo Manara e Franco Saudelli, sarà definitivamente sdoganato come forma d’arte, anche Raviola verrà riaccolto come “figliol prodigo” dai critici italiani.[8] Nel frattempo l’opera Le 110 Pillole ottiene un grosso successo in Francia e viene pubblicata in svariati altri paesi (Germania, Paesi Bassi, USA, Spagna, etc.), come anche Necron.

Con Le 110 Pillole, Magnus inizia ad inseguire una perfezione stilistica che si farà sempre più estrema e lo porterà ad allungare a dismisura i tempi di lavorazione di ogni successiva opera. Ne sono una riprova i sette anni necessari per terminare il celebrato Texone del 1996.

(da Wikipedia)

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